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Etica e Intelligenza artificiale

L’intervento di Padre Bertuzzi OP affronta le questioni etiche fondamentali poste dall’avanzamento dell’intelligenza artificiale, oggi capace di imitare e sostituire alcune attività cognitive e decisionali dell’essere umano. Il nucleo della riflessione riguarda il rapporto tra verità, libertà e responsabilità: fino a che punto l’AI può essere utilizzata come strumento per ampliare conoscenze e possibilità operative, e fino a che punto rischia invece di condizionarci, limitando la nostra autonomia decisionale? La crescente difficoltà nel distinguere linguaggi e ragionamenti umani da quelli generati artificialmente solleva interrogativi sulla capacità di discernere il vero dal falso, soprattutto in una cultura dominata dalla statistica, che misura le opinioni ma non garantisce la verità.

Padre Bertuzzi richiama inoltre l’attenzione sul rischio di attribuire all’AI forme di autodeterminazione incompatibili con la natura dello strumento: la tecnologia amplia la nostra libertà operativa, ma non può sostituirsi alla responsabilità morale dell’uomo. La tentazione di progettare robot dotati di autocoscienza e libero arbitrio pone domande radicali sulla natura della libertà e sull’origine divina di tale dono. L’intervento invita dunque a un discernimento prudente e consapevole: l’AI non è né buona né cattiva, ma non è neutrale, e il suo valore dipende dall’uso umano. Per questo è necessario interrogarsi fin da ora sulle condizioni etiche che devono guidare lo sviluppo di sistemi sempre più potenti, affinché servano l’uomo senza sostituirne la coscienza, preservando la dignità della persona e l’armonia con la natura.

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AI. Competenze dell’operatore e controllo degli output

L’articolo riporta le riflessioni emerse in un incontro tenutosi in Margotta sulle prime esperienze d’uso di ChatGPT-Open. Dalla discussione emerge con chiarezza che la qualità e l’utilità delle risposte dipendono in modo decisivo dalle competenze dell’operatore e da come vengono formulate le domande: quesiti generici generano output generici, mentre richieste ricche di dettagli, poste da chi conosce bene la materia, portano a risultati più pertinenti. Il dialogo uomo–AI viene descritto come un processo iterativo di domande e risposte sempre più raffinate, in cui l’esperienza dell’operatore si confronta con il patrimonio informativo del sistema, fino a una soluzione finale che può essere accettata integralmente o modificata dall’uomo. L’autore sottolinea che contano non solo le “differenze” tra le due competenze, ma il loro valore assoluto e la loro eterogeneità, perché solo basi culturali diverse possono produrre un vero avanzamento di conoscenza. Dopo un parallelo con l’AI dei giochi, il testo affronta il nodo di fondo: l’Intelligenza Artificiale è ancora uno strumento umano o qualcosa di radicalmente nuovo? Pur riconoscendole caratteristiche straordinarie (apprendimento rapidissimo, capacità quasi illimitata di memorizzazione, utilizzo da parte di molti, capacità deduttive e induttive), l’autore conclude che l’AI resta “inerte”: tutto ciò che sa dipende da informazioni fornite da persone e le manca la capacità di intuizione. Per questo, seppur potentissima, l’AI rimane un sofisticato strumento al servizio dell’uomo.

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AI nella sanità: l’esperienza del San Raffaele nella modellazione virtuale della sala operatoria, i vincoli normativi a salvaguardia della salute e della privacy

L’incontro del programma A+Forum 2025 ha approfondito il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella sanità, analizzandone le applicazioni cliniche e il complesso quadro normativo che ne regola l’adozione. Il dialogo tra i professori Marco Vitale e Carlo Tacchetti dell’Università Vita-Salute San Raffaele e l’avvocato Roberto Sammarchi ha evidenziato come l’IA stia già trasformando la pratica clinica, soprattutto nella diagnostica per immagini, nella pianificazione chirurgica e nella medicina di precisione. Vitale ha illustrato il valore dei gemelli digitali, del training chirurgico avanzato e dell’integrazione tra anatomia, imaging e modelli predittivi. Tacchetti ha mostrato come l’IA possa migliorare la stratificazione dei pazienti e guidare decisioni cliniche più efficaci, presentando progetti del San Raffaele basati su pipeline rigorose, explainability e validazione esterna, con risultati rilevanti in ambito oncologico e cardiologico. Sammarchi ha approfondito le sfide normative legate all’AI Act e alla legge italiana sull’IA, il regime dei rischi e delle sanzioni, la qualità dei dati e la necessità di trasparenza nei sistemi “black box”, sottolineando il ruolo centrale degli standard tecnici e della supervisione umana. L’incontro ha mostrato come l’IA, se inserita in un contesto di formazione, governance dei dati e compliance, rappresenti un fattore strategico per migliorare accuratezza diagnostica, sicurezza dei pazienti e capacità terapeutica, aprendo la strada a una medicina sempre più personalizzata e responsabile.

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